PerSeguirEmozioni
lunedì, 23 giugno 2008

Salgo.

Per un po’

una pausa sull’orlo di una riflessione…

 

Di questo sole metallico

porto un luccichio mentale più in alto

dove l’apogeo della collina

mi concede la non interpretazione

di quella piana di cemento che ora è dietro,

di quel fiume scuro che infilza la città che ora è dietro…

 

Un passo lungo molti cespi e una sosta…

 

Ora è carta che sboccia in origami

come il cuore di chi la felicità ha piegato

su fogli senza firma…

 

Ma li lascio qui a non appassire al vento

dacché laggiù,

dove tutto è necessario,

non hanno tempo per capire…

 

Ora dimentico di essere

tra fiori di inchiostro ai piedi

e mnemoniche amnesie tra le nuvole…

 

Ora vivo

di quella incontrollabile parafrasi che è l’esistere

sullo spiedo della mia vanità di crescere

mantenendo stabili le mie più folli saviezze…

 

Un sei ottavi anacrusico di tortora

riporta la perdita di me stesso

al guardo…

rivedo le pietre insincere della città

con il fiume scuro che la infilza,

avanzo un passo di pimpinella,

rivedo il viottolo riarso

che sfocia nella piana di cemento

che ora è davanti.

 

Scendo.

Solo per un altro po’.

 

Domani torno a salire dentro…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 20:27 | Permalink | commenti (7)
categoria:momenti di-versi
sabato, 14 giugno 2008

Tra una foglia che cade

ed una che nasce

io

ingombrante

per entrambe.

 

Esse non recitano il verde,

esse sono.

Io recito il  mio respiro senza sapere

che per tutto questo cielo

nella mia aria espulsa

non c’è niente da vedere.

 

Taccio…

che altro non posso.

 

Mi guarda un canto di fringuello

mentre mi assento dal registro di me stesso.

 

Ho tutto il bosco entro me

adesso.

 

Riapro gli occhi

dopo una nuova deviazione di sole…

sono di nuovo ingombrante

ma con più coscienza di esserlo.

 

Per questo

il mio sorriso

(che non c’era)

resta qui

ad arrossare come una selvatica danza di bacche

che maturano…

mentre io vado

solo perché devo…

 

o non devo?

 

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 20:21 | Permalink | commenti (21)
categoria:momenti di-versi
mercoledì, 11 giugno 2008

Non sempre

chi è triste è infelice,

a volte

è perché ha troppi sorrisi dentro

frustrati o reclusi…

 

ci sono lucchetti

che il mondo produce

come custodie sterili

a forma di cuore

ed hanno incastri perfetti

quando chiudono i sogni…

 

c’è che a volte

non viviamo col sorriso a portata di mano

ma coltiviamo semi di tempo

per veder nascere chiavi

che apriranno quei nostri lucchetti…

 

e ci sono vite spese

ad attendere aperture altrui

senza coscienza di attendere

aperture proprie…

 

forse non dobbiamo cercare chiavi,

forse dobbiamo non avere lucchetti.

 

 

 

Fede

 

postato da: alfacentauri alle ore 17:31 | Permalink | commenti (22)
categoria:momenti di-versi
lunedì, 02 giugno 2008

Non ricordo il nome di quel professore…

forse si chiamava amore…

mi insegnò che la vita può avere astronavi improvvise

che raccolgono le nostre ipotesi di voli imprecisi.

 

Non ricordo il nome di quelle astronavi…

forse si chiamavano lacrime… forse sorrisi…

eppure su molte di queste ho viaggiato

senza sapere di essere il pilota…

 

Quando volavo radente al cuore

o quando la pista d’atterraggio somigliava a una mano.

non sapevo cosa fare…

spesso ho imparato all’istante manovre sensibili

precipitando…

 

E’ ogni sorriso un volo rumoroso

che punta nel sole se decolla improvviso,

che muore di noia se nasce e vive da solo.

 

E’ ogni lacrima un volo silenzioso

di dubbi intrecciati tra cuore e mente

ma sovente bagna sogni precipitati.

 

Adesso che la vita ha meno ali e più piedi

non guido così tante astronavi a forma di lacrime e sorrisi

senza sapere dove vanno a cadere,

eppure non ricordo per quale ragione ho viaggiato…

eppure non ricordo per quale ragione viaggerò…

 

solo guardo tutte queste astronavi che mi passano intorno

senza lasciare scie né dolci né amare

ed un po’ provo dolore…

allora decolla da me una lacrima…

una lacrima che nessuno sa far atterrare…

 

e proprio adesso che vorrei saper fare il pilota

non so…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 11:06 | Permalink | commenti (17)
categoria:momenti di-versi
venerdì, 16 maggio 2008

E un prato di margherite

tengo in mano celato,

a te lo porgo,

infinito di beato empito.

Odora

la semplicità genuina

che dentro vi è,

odora

e mesci il tuo sguardo

dentro questo selciato

che ha passi di me.

 

Erba divelta piange linfa tra dita,

le mie, ed io,

viluppo discreto,

m’attento a spiare dal cuore

i tuoi petali a forma di sorriso…

perché è quello tra una lacrima e l’altra

il sorriso che si fa fiore.

 

E un prato blu

ancora non ho

tra gli occhi e un ‘lassù’ così fulgido

cui non oso né oserò

tendere mani per trovare distanze…

 

Un canto paziente,

solo e suadente,

mi spoglia.

Così, nudo e vivo,

ti porto nel cuor di stanotte

di note dipinto,

senza vesti dentro,

innescato per suonare l’amore.

 

E un prato nero sarà

al posto del cielo tra poco…

Chi dice che il nero

è un colore che non ride

non ha mai veduto tanti punti luce

come io adesso vedo…

 

non sono mai stato così felice

di sentirmi mancare un respiro di luce…

è la mia festa di stelle…

siete tutti invitati…

adesso…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 18:46 | Permalink | commenti (20)
categoria:momenti di-versi
domenica, 11 maggio 2008

Caro mondo,

che fai? Piangi ancora…? Perché? O per chi? Forse ti dovresti sfogare. Sì, lo so, madre natura che è in te compie errori che nessuna madre si sa perdonare, e tutti gli animali che diventano giganti buoni, o semplicemente uomini, restano a guardare e piangono un mare enorme di lacrime che bagna in continuazione la loro paura di diventare dei giganti cattivi, ancorché molti lo sono già, ma non io, io non sono né un gigante né un cattivo, sono solo un piccolo buffo esistere che cerca di starti vicino, di ascoltare, di ascoltarti, perché anche saper ascoltare è amare.

 

Caro mondo, no, non tremare, l’amore fa tremare ma non fa paura, l’amore è il vero tempo per perdersi senza pensare se è sofferenza o felicità.

Questa sera che sei qui in apnea tra le mie braccia un graffio delle tue ciglia mi sfiora il volto, gli occhi sono troppo vicini per non cadersi gli uni dentro  gli altri, in questo momento potremmo anche darci un bacio mentre la luna ci guarda, potremmo farlo per dare l’esempio a chi non sa o non vuole amare, ma certi momenti somigliano a una poesia che resta sospesa a metà tra lo spazio e il tempo, proprio come quella luna un po’ bugiarda che, con fare discreto, resta sospesa nella notte di tutti i tempi raccontando meravigliose bugie a tutti gli amanti. E noi, in dormiveglia tra uno sguardo e l’aspettativa di un bacio, sospiriamo ancora una volta, e torniamo a vivere nel mondo dei sogni, delle stelle cadenti, delle dolcissime attese, della speranza che qualcuno, come me, s’innamori di te, perdutamente e infinitamente.

 

Caro mondo, insegnami a insegnare ad amare, cosicché mentre tu dormi io possa imparare a colorare te. Ora, mentre tu dormi, io ti guardo e provo  un brivido che un po’ dà freddo e un po’ dà caldo, non so se è un vento di primavera o è la tua mano che mi accarezza, non distinguo. E’ comunque certamente poesia e canto morbido, affabile, che dona freschezza al cuore e placa. Ecco, vedi com’è strano l’amore? Ora che ti sei rilassato nella tua notte di stelle sto scoppiando a piangere io… forse piango per quanto ti amo… forse è il tempo di non capire se sto piangendo perché soffro o perché sono felice, solo so di essere vivo, adesso voglio  chiudere gli occhi e sognare per poi riaprirli… vederti e sentirti accanto, di nuovo, su un letto pulito…

e fiorire.

 

 

Fede

 

postato da: alfacentauri alle ore 22:48 | Permalink | commenti (29)
categoria:prose un pò etiche, lettere liriche
domenica, 04 maggio 2008

Neppure oggi.

No.

Nonostante io abbia molti occhi spesi

non ho ancora avuto il cielo mai.

E’ una salvezza sfiorare i sogni di poco,

non afferrarli.

 

E’ che la voce di questo monumento blu

mi grida in cuore

di quanto alto possa essere

l’orgoglio della beltà

e tanto è il silenzio

lacrimevole di serenità

che mi scopro

allergico alla bellezza…

 

Questa cattedrale d’aria e nuvole

non sta in piedi sospesa

per meravigliosi estri architettonici,

sta in piedi perché chiunque passa

la ama

e le porge almeno un battito di occhi e uno di cuore…

Nessuna cosa crolla

quando tutti la tengono in piedi

anche solo con un pensiero.

Con una carezza si tiene in piedi un impero.

 

Capitano a volte supposizioni

come aerei che sporcano il vuoto pieno di spazio,

invero sono scie che non disegnano,

cancellano.

Poteva essere il posto di una stella.

Ma il firmamento morbido

è il guanciale dove la nostra più ardita visione

trova riposo.

Perché la luce dorme nel buio

e viceversa.

 

Ci sarà sempre un cielo

da avere

senza avere mai

finché abiteremo in una casa

con il tetto blu,

 

allora ci sarà sempre una felice allergia di lacrime

che ancora mi rasserenerà le guance…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 10:54 | Permalink | commenti (30)
categoria:momenti di-versi
domenica, 27 aprile 2008

Quel che cerchi nel mio mistero non è mistero…. è vastità… e quel senso di smarrimento non è perdita di sé… è guadagno di una strada in più…

Nessuno vuole vivere in una città ove tutte le vie conosce… a maggior ragione chi adotta l’infinito come primogenito…

Nessuno vuol saper contare i fili d’erba che cespugliano o i petali che corollano un prato nuovo… nessuno vuol saper contare i semi lasciati dal vento sopra il più anziano campo…

Quel che cerchi nel mio sguardo non è veduta… è parola aperta… e quel senso di labirintite non è orientamento claudicante… è certezza del vuoto…

e c’è che la certezza del vuoto è più utile del dubbio sul pieno…

Nessuno vuol saper cadere nel vuoto, perché l’unico fascino che subisce il sedicente cascatore è il privilegio della non gravità dei pensieri quando il corpo pesa abbastanza da non contenersi sospeso…

che poi nessuno sa avere ali se non sa immaginare di averle per respirare la tua aria…

Quel che cerchi nelle mie parole non sei tu, né sono io, è qualcosa che non ha voce… eppure tu ti senti ed io mi sento…

vivo

nel non rumore di non sangue e non carne…

Non sempre il corpo ha un'anima...

a volte l'anima ha un corpo... 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 11:35 | Permalink | commenti (40)
categoria:dedica, lettere liriche
domenica, 20 aprile 2008

Una vita di farfalla fa io e il gatto che vive sotto il mio stesso tetto abbiamo trascorso una considerevole manciata di attimi di tempo sul divano a guardarci fissi negli occhi;

non so quale immagine lui abbia associato a quella mia fissità anomala, in realtà in quel momento ho pensato che…

 

Tutti gli animali sono animali.

Non tutti gli esseri umani sono esseri umani.

 

Tutti gli animali fanno sesso.

In tale ambito numerosissimi esseri umani sono animali.

 

Tutti gli animali non provano sentimenti.

Non tutti gli esseri umani provano a capire i sentimenti.

 

Tutti gli animali proteggono il dono della vita e della libertà ogni giorno.

Quasi tutti gli esseri umani si scambiano regali solo nelle feste comandate da essi stessi. E per lo più lo fanno per convenzione… o per interporsi tra sé e la dimensione tempo acciocché quel ‘dover rispettare’ tale usanza li costringa a ricordarsi di avere esseri simili intorno.

 

Alcuni animali costruiscono società nelle quali ogni individuo è parimenti importante o utile.

Tutti gli esseri umani inventano società di comodo per avere meno paura della solitudine e del buio… alcune di queste nominano città… ma in nessuna delle loro comunità si comprendono realmente i legami tra loro e i motivi finali di tali legami.  

 

Tutti gli esseri, animali ed umani, pensano all’oggi e al domani, solo gli umani pensano allo ‘ieri’

ma quasi sempre non ne sanno far tesoro.

Ho la presunzione di asserire che ciò possa essere un privilegio fortunatissimo… per gli animali.

 

Pochi animali (pur non conoscendo la parola amore) si uniscono a un/a compagno/a e restano fedeli per tutta la vita.

Non so quanti esseri umani sanno essere fedeli… ma ho la certezza che non superino il numero dei pochi animali. 

 

Qualche animale genitore uccide i propri figli, ma solo quando sono cuccioli, per una ragione istintiva naturale che però non è mai associabile a odio o rinnegamento.

Qualche essere umano genitore uccide i propri figli… senza badare alla loro età, per una ragione istintiva naturale ignota… o per non accettazione di sé.

 

Tutti gli animali non studiano se stessi, a volte studiano l’uomo per difendersi da lui.

Tutti gli esseri umani studiano gli animali e se stessi… ma non hanno ancora compreso la più vasta parte della minima conoscenza… perciò hanno inventato gabbie multiformi, per contenere dapprima i propri limiti… e quasi tutti i limiti sono paure.

 

La prossima volta che (mi) sentirò dire da umani:-

Sei un animale! –

valuterò l’eventualità di un complimento anziché assumere la certezza di un’offesa…

 

Forse…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 20:29 | Permalink | commenti (27)
categoria:prose un pò etiche
domenica, 13 aprile 2008

EGO:  Non noti niente di particolare?

 

ALTER EGO: No… è tutto così… omogeneo…

 

EGO: E’ questo il vero problema… non notare niente di particolare in una folla che mi è intorno, pressoché ovunque. Perché veramente se guardo non vedo che linearità, fotocopiatura, pianura negli sguardi e nei gesti comportamentali… se osservo questa moltitudine che si muove a stormo non riesco ad astrarre anime che siano se stesse.

 

ALTER EGO: Eppure vedo gente elegante, raffinata, parla educatamente, perché non vuoi pensare che esistano persone schiette? Forse tu sei l’unico fuori luogo qui… che anche dovresti toglierti il cappello…

 

EGO: Io qui vedo solo quanto la gente si veste di cose non proprie, si atteggia di gesti non propri, beve e parla e balla e vive adesso come dopo come più spesso non è. Invero vedo figure, pose, clichè, tic artificiosi da recita… è così che avvengono le più vaste ed ordinate aggregazioni di umane sorti…

 

ALTER EGO: Tu pensi troppo… e non ti concedi il privilegio della leggerezza… anche la leggerezza a volte occorre, serve a rilassare lo spirito… che poi, se non nuoce ad alcuno, che male c’è a sfoderare o sfiorare un sorso di superficialità? E’ quasi stanca tutta questa gente sai… di tanto in tanto non vuole pensare a niente, solo lasciarsi trasportare persino dalla corrente più debole…orsù… vieni anche tu alla festa stasera…

 

EGO: Non temo la provocazione di un male infuso ad altri… il vero dolore è quel male che viene inferto a se stessi… mi rincresce veder qualcuno affogare solo perché non ha voluto imparare a nuotare… e poi… quel troppo rumore e colore non fa per me…

 

ALTER EGO: Guarda i colori dei vestiti, distraiti per un attimo soltanto, non peserà alla tua coscienza se per un attimo ti fingi essere vivente omologato…

 

EGO: Invero… orbene… quante persone conosci che non decidano cosa indossare in base al luogo o all’occasione o alla gente che frequenta?

 

ALTER EGO: Gli umani vivono per lo più di convenzioni… è anche utile… a volte…   

 

EGO: Tra quella folla io vedo molte persone ma poche personalità… è forse anche utile che una persona prevarichi una personalità? C’è che questa è l’epoca del Carnevale senza scadenza fatto di maschere… anch’esse finte… e tutte identiche… hanno persino una lacrima disegnata sotto l’occhio sinistro… vedi? …in direzione cuore… ma immobili…

 

ALTER EGO: Suvvia… questa è una festa… so che adesso partirà una musica che non ascolterai perché tu sai musicare solo il silenzio… ciononostante ti chiedo un favore: togliti il cappello e non pensare… chiudi gli occhi e balla quel ballo che non sai ballare… vedrai che il meglio del tuo migliore non pensiero resterà assuefatto… e godrai un po’ anche tu…

 

EGO: Io davvero non posso restare… perché non posso non pensare… la mia solitudine non è voluta… è indotta… il silenzio a volte ha una verecondia di gran lunga superiore a questo brusio assordante… ed io mi sento già interamente apolide in questa associazione di sguardi e frasi olofrastiche… di circostanza… vado, non torno più…

 

ALTER EGO: Nutro sospetti sulla tua socialità… chi non accetta la società per come è non potrà mai viverci dentro… tu non puoi giudicare i tuoi simili solo perché ti ritieni diverso… potresti essere in fallo tu…

 

EGO: Nessun uomo è animale sociale… si tratta solo di accomodamenti pratici… per eludere o non soffrire la solitudine… io la vivo come la mia migliore amica, madre, sorella, amante… adesso come dopo come sempre più spesso…

 

ALTER EGO: Hai di nuovo stracciato l’invito, vero? Che farai dunque stasera?

 

EGO: Sarò me stesso… come ogni sera… per questo non potrò essere lì… a stropicciare un tempo che non mi appartiene… a far sembrare sgombra la mia testa e sgombre le mie mani di altre mani che vi si poseranno senza lasciar tatto…

 

VOCE FUORI CAMPO:

Che sia serenità o turbamento c’è  qualcosa che si muove nelle sue solitudini complesse… mentre non trova oscillazione emozionale nel vivere in quei luoghi che raccolgono folle. Sono le sue frequentazioni sociali intervallate da pause sempre più lunghe… eppure dalle seconde apprende di più per il vivere in società… dovrà forse abrogare qualche legge entro sé… o promulgarne di nuove… più per non restare incompreso che per potersi accettare come presenza in luoghi di raccolta non differenziata di anime… come quella festa a cui lo hanno invitato oggi come ieri come domani, a cui non è andato né il suo EGO né il suo ALTER EGO…

una VOCE FUORI CAMPO poi mi ha raccontato che è stato giusto così…

 

 

Fede

postato da: alfacentauri alle ore 22:45 | Permalink | commenti (18)
categoria:dialoghi infinitesimali